Il bar dello Sport virtuale

Il bar dello Sport virtuale

Aprile 19, 2019 0 di Giuseppe Aiello

Quando hai provato a discutere nel gruppo Facebook del tuo Paese

I social network ormai fanno parte di ogni momento della nostra esistenza e sono uno strumento utile che in certi casi ci facilita la vita. Esiste però un grosso “ma”: poiché affinchè i social network siano utili, bisogna saperli usare. Non è solamente una questione generazionale. Indubbiamente l’età c’entra, poiché quelli della mia generazione hanno dovuto subire l’invasione buongiornista kaffèè sui social, ma spesso anche i giovani dimostrano poca intelligenza e abilità nell’uso di questi mezzi. Fatta questa premessa, mi presento, sono Giuseppe Aiello (per gli amici Peppe) mi occupo di web marketing, vivo e lavoro a Partanna e per fin troppo tempo ho provato a partecipare alle discussioni sul gruppo Facebook che accoglie gran parte dei miei compaesani.

 “Sei di [LOCALITA’] SE…”

Quello dei gruppi cittadini su Facebook è un fenomeno su scala nazionale. Questi gruppi sono luoghi virtuali che nascono con un unico obiettivo: pensati inizialmente per radunare persone della stessa città, raccontare ironicamente modi di dire e di fare all’interno del territorio, condividere aneddoti nostalgici e vecchie foto. Una volta esauriti gli aneddoti e gli scatti storici, tuttavia, essi sono diventati dei contenitori vuoti con migliaia di persone al loro interno. E tra segnalazioni di cani scomparsi o promozioni di eventi, i pregiudizi e le bufale hanno guadagnato terreno.

I gruppi cittadini su Facebook sono il bar di paese 2.0. Un bar Sport virtuale dove si parla, si discute del sentito dire, si dice la propria tra persone che fanno altrettanto; dove la parola di ognuno ha la stessa autorità. I fatti contano poco e il tutto è fine a se stesso. Un po’ come le discussioni sulle squadre calcistiche, su quale sia la migliore e su chi sia quella che deve vincere il campionato secondo i “professionisti tecnici” che riempiono i bar.

 “E il sindaco che fa?”

Ogni Comune, Amministrazione, ha problemi e criticità. Ci mancherebbe. Purtroppo però passa il messaggio che il gruppo serva come luogo di segnalazioni. Si va dai marciapiedi rovinati, passando per scritte sui muri, rifiuti abbandonati e arrivando all’erba alta. Tutte segnalazioni utili, che servirebbero all’amministrazione sia per intervenire (dove un’emergenza lo rende necessario) sia per farsi un’idea delle priorità e delle necessità dei cittadini. Tutte informazioni utili. Peccato che finiscano nel nulla, la segnalazione resta lì. Ad accumulare commenti arrabbiati e faccine che fanno grrr. Una segnalazione giusta e utile diventa merce da mi piace e non aiuta la ricerca di una soluzione. Se si fosse impiegato lo stesso tempo per contattare l’ufficio tecnico, o inviato una e-mail a sindaco e assessori, la stessa segnalazione avrebbe trovato riscontro, una spiegazione e magari pure una soluzione in tempi rapidi. Non sono uno psicologo, ma secondo me il raccogliere mi piace e commenti è spesso la molla che fa scattare la pubblicazione (di stampo indignato) sul gruppo.

Conclusioni

Ciò che non accetterò mai, ed è una mia personale crociata a cui non rinuncerò, è che si pretendano risposte serie da un organo istituzionale tramite commenti su un gruppo. Non comprendo come persone ben più mature di me, che hanno un trascorso di vita importante ancor prima dei social network, si adagino a queste piattaforme pretendendo di vivere e comunicare tramite esse. Ma come vivevate prima? Se dovevate lamentarvi con il Comune come facevate? Lo facevate al bar (vi torna niente in mente?) o proprio non lo facevate. E quindi i social vi hanno solo dato una facile via di sfogo, gratuita e senza impegno.

Il fatto che il paese sia tenuto bene è interesse di tutti. Usiamo il potere che abbiamo come cittadini, ci sono i mezzi, non riduciamoci a buongiornisti.

(estratto di un articolo pubblicato dall’autore su www.peppeaiello.it)