Piazza Grande

Piazza Grande

Novembre 23, 2019 0 di Giuseppe Lo Porto

A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io,
Avrei bisogno di pregare Dio,
Ma la mia vita non la cambierò mai mai…

Cosa accade dalle nostre parti? Stiamo assistendo ad un tentativo di rivoluzione culturale e di scardinamento definitivo del modo di fare politica?

I giovani si prendono le piazze, senza manifesti partitici, con gioia ed allegria, cantando contro le esasperazioni degli ultimi mesi, dicendo col sorriso che l’Italia è un Paese aperto ed accogliente, che vuole rimanere la patria dell’inclusione e della libertà di opinione.

Come reagiranno i politici, ovvero, come stanno reagendo?

Ecco, nella mia domanda io trovo già la “terribile” risposta. I nostri politici stanno cercando di riorganizzarsi per…reagire!

Purtroppo nessuno di loro ha ancora capito che occorre interagire, discutere, scendere in piazza senza bandiere e tessere, senza l’atteggiamento di superiorità e onnipotenza che spesso, troppo spesso, hanno mostrato con sprezzo e noncuranza.

L’Italia ha bisogno di una strategia politica seria e concreta, di una pianificazione economica illuminata, di imporre la propria visione umanistica dell’unione europea. E per far questo occorre scendere nelle piazze, discutere con i giovani per capirli, per inserirli nel tessuto sociale attivo, per farli sentire amati ed apprezzati.

Qualcuno dirà che è già accaduto nel lontano e nel recente passato che le piazze venissero riempite.

Si, è vero, tanti imbonitori hanno ottenuto il consenso urlando slogan nelle piazze. Ma in questo momento non vi sono leader partitici o nuovi messia che sfruttano questa ondata di positività.

I giovani vogliono discutere, vogliono tornare a far prevalere l’identità nazionale che ci accomuna, che non è un atteggiamento di odio nei confronti dell’altro e del diverso, non è l’imbrutimento dato dalla paura che lo straniero ci tolga qualcosa, non è lo scontro continuo fatto di parole e mai di fatti, non è neppure un continuo scambio di battute fra fazioni partitiche.

I giovani vogliono sentirsi vivi nella culla della cultura occidentale, vogliono risvegliarsi in un nuovo rinascimento, in cui la gioia di trovarsi assieme in una piazza, in tante meravigliose piazze italiane, diventa l’occasione per crescere e rinsaldare l’unità nazionale, per costruire la nuova classe dirigente e politica, quella che dovrà farci uscire dal buio dato dalla sterilità dei continui ammiccamenti di politicanti improvvidi e culturalmente depressi e deprimenti.

I giovani ci chiedono, per l’ennesima volta (ma in maniera diversa, più creativa ed innovativa rispetto al passato) di smetterla di perder tempo su falsi e finti problemi.

L’Italia ha bisogno di vere e serie politiche giovanili, ha bisogno di politici che affrontino con grande preparazione le problematiche che ci assillano e ci opprimono.

Non lasciamoli da soli in piazza, non deludiamo le loro aspettative…

E se non ci sarà più gente come me,
Voglio morire in Piazza Grande,
Tra i gatti che non han padrone come me attorno a me