Chiusi per fiele

Chiusi per fiele

1 Febbraio, 2020 3 di Giuseppe Lo Porto

Riassumo, in ordine sparso, alcuni significativi episodi dell’alba del nuovo ventennio: abbiamo esultato perché una grande Nazione è uscita dall’Unione Europea, ci siamo esaltati perché un politico ha inseguito presunti spacciatori fin sotto casa, ci accaniamo contro un popolo accusandolo di essere appestato, ci siamo scandalizzati perché tanti giovani sono scesi in piazza a protestare contro l’odio senza avere prima organizzato un partito o stilato un programma elettorale…

Cosa stiamo diventando? Cosa siamo diventati? Perché non riusciamo più ad essere obiettivi e a distinguere i fatti dai misfatti, credendo che il male sia soltanto negli altri, nei diversi da noi, nei distanti da noi?

Non è certamente una novità che noi italiani siamo abituati a seguire le onde emotive alle elezioni, scegliendo i politici non in base alle reali potenzialità dei programmi elettorali ma affidandoci alle emozioni e sensazioni del momento. Ma adesso si sta andando oltre.

La paura di perdere quel poco che ci resta ci attanaglia e ci fa chiudere a riccio, l’avere scoperto che siamo piccoli e poveri (nello spirito ancor più che nei beni materiali) ci fa reagire in maniera scomposta e ci fa urlare una italianità che non nasce da un impeto di orgoglio ma da un vomito di odio.

Cosa stiamo costruendo se non il nulla? Chi sta progettando un futuro migliore?

Chi riesce a leggere con obiettività i dati che emergono da un’analisi dei fatti distaccata?

L’uscita della Gran Bretagna dall’UE non è un bene per noi italiani, chiedetelo ai nostri 500.000 concittadini che vivono lì. Non è neppure un bene per l’UE e per la la stessa Gran Bretagna, poiché tutti ne usciamo più deboli ed in qualche maniera più esposti ai voleri forti dei mercati e delle potenze mondiali, in primis USA e Russia che desiderano ardentemente una Europa disgregata.

La caccia alle streghe in diretta tv, si tratti di uno spacciatore, di un immigrato nullafacente o di un cinese appestato – tutti rigorosamente presunti, senza alcuno straccio di prova – è da basso medioevo, peraltro anch’esso caratterizzato da carestie (come in molte zone dell’Africa di cui non si parla mai), pestilenze (e ci siamo quasi) e guerre.

Intanto continua la violenza sulle donne, continuano i licenziamenti nelle fabbriche, continuano a collassare le nostre infrastrutture, continuano a proliferare malaffare, corruzione ed evasione fiscale.

Un film degli anni ’80 ci avrebbe incitato a dire che “non ci resta che piangere”.

Ma saranno lacrime liberatorie? Ci libereranno dal dolore e dall’astio?

Alzare la testa non deve essere solo per impeto di orgoglio, ma per vedere meglio i fatti, per riscoprire l’orizzonte e per tornare a sorridere. Ecco, un bel sorriso ed una stretta di mano a chi è come me ed a chi la pensa in maniera molto diversa da me, per ricominciare a credere che il progresso è costruzione del bene comune, apertura all’altro, condivisione per costruire e non distruggere.

La nostra ricchezza, quella che ci ha resi protagonisti della storia in quanto Italiani, è fatta di una miscellanea di culture, tradizioni e lingue che hanno convissuto per molti secoli. Prendiamone atto e torniamo ad essere protagonisti attivi del nostro futuro.